Paolo Monti e il centro storico di Bologna
Fototeca del Settore Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna
"Nell'estate del ’68, in parallelo con la prima campagna di rilevamento nella montagna bolognese, Monti metteva in atto sotto la guida e il coordinamento di Pier Luigi Cervellati la più straordinaria operazione di censimento fotografico che una città italiana abbia mai registrato, legata al Piano per la tutela del centro storico. La sequenza ininterrotta condotta da Cervellati e Monti costituisce un archivio assoluto, un metodo di razionalità pubblica volto a smentire lo stillicidio degli abusi e le variazioni subdole del paesaggio urbano, continuamente violato, eroso, degradato. È una fotografia che nasce dalla volontà del conoscere e che assomiglia al rilievo che il disegnatore affronta davanti a un paesaggio o nel bel mezzo d’una volumetria spaziale e urbanistica, con la memoria, quasi archivistica, delle foto del vecchio album patrio, come delle cartoline illustrate: postazioni ottiche conquistate con la forza della mediazione tra pittura e fotografia. Poi c’è il senso del percorso, la seduzione del passo in ordine alla dimensione nascosta che Monti si preoccupava ogni volta di mettere a nudo, di suggerire o almeno di identificare, così che le piazze e le strade tornassero a svelare la loro celata trama vivibile. E anche di questa coscienza di volumi e di plasticità abitabili bisogna parlare se si tratta di chiarire perché Monti preferiva lavorare a paesaggio urbano – oppure naturale – nudo e crudo, senza interiezioni e senza disturbi ottici, e spesso senza neppure quella scala umana costituita dal passante, oppure dal curioso nel fondale. Era la dimensione nascosta, infatti, a regnare indisturbata, a esprimere con pienezza di chiaroscuro e di voluttà plastica la sua priorità metrica. Monti aveva compreso che, per affrontare l’elaborazione dei numeri alti e delle serialità dinamiche, occorreva poggiare a terra il cavalletto il meno possibile… con l’attitudine di un passante attento, piuttosto che da sapiente accademico della forma. Questo voleva dire quel suo muoversi all’angolo – volta a volta – di un nuovo palcoscenico, portarsi diritto all’intersezione dove si componevano le masse architettoniche, e dondolare un poco, come faceva con un’agilità insospettata, sulle ginocchia al modo di un pugilatore leggero sul quadrato. La fotografia al servizio della programmazione è il titolo di un successivo saggio di Monti, del 1977, dopo la serie di incarichi che lo portarono al rilevamento totale dei centri storici di Forlì (1.200 foto), Cesena (1.500), Modena (1.700), Pieve di Cento (400), Santarcangelo di Romagna (600), di Cervia e di altri centri minori e al rilevamento di vallate di dieci fiumi dell’Appennino emiliano-romagnolo, all’inventario delle case rurali e al censimento degli oggetti d’arte e dei beni culturali dell’intera provincia di Bologna. Inoltre, nel Ferrarese, al rilevamento dettagliato degli edifici di proprietà dell’Università di Ferrara e la documentazione di parte del Delta del Po per lo studio preventivo del parco interregionale. Questo è il momento in cui la fotografia può dare il massimo contributo alla conoscenza di questo mondo civile così altamente diversificato e ancora vitale, per conservarlo e pianificarlo secondo programmi particolari. La scelta dei percorsi seguiva un metodo meticoloso, dalla piazza alle quattro porte entrando in tutti i vicoli, i cortili e gli orti, le scalinate e le sale dei palazzi, rinnovando la curiosità per luoghi noti e non, ma visti con un occhio più attento e critico. Su tutto, la qualità di un’immagine capace di scavare nella materia e far risaltare le forme, il cui indiscusso valore artistico si metteva al servizio della pubblica utilità."
- Andrea Emiliani, Marina Foschi, Il volto della città nelle foto di Paolo Monti, in Palazzo del Merenda: un patrimonio forlivese, Atti del Convegno - Forlì,1-2 dicembre 2017, a cura di Marino Mengozzi e Gabriella Poma, Cesena, Società di Studi Romagnoli, 2020.