L'opera di Manlio Montanucci, introdotta da Antonio Segni, analizza in chiave comparativa due modelli agrari contrapposti: la mezzadria classica italiana e il kolkhoz sovietico. Attraverso lo studio delle radici storiche del collettivismo russo, individuate nell’antico "Mir", l'autore esamina l’organizzazione delle aziende collettive, l'intervento delle Stazioni di Macchine Agricole e le differenti rese produttive. Il testo si propone di superare le distorsioni della propaganda per offrire un'indagine basata su dati economici e principi giuridico-sociali, esplorando l’impatto di tali sistemi sulla condizione dei lavoratori e sulla produzione agricola.