All’alba del XVII secolo quasi l’intera penisola balcanica si trovava sotto il controllo della Sublime Porta. Nel panorama confessionale locale, i cattolici costituivano una minoranza esigua, convivendo con musulmani (spesso cristiani convertiti all’islam), ebrei, ortodossi e altri gruppi cristiani percepiti come “eterodossi” dalla Chiesa post-tridentina.
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Agli occhi della Santa Sede, queste piccole comunità di rito latino apparivano particolarmente vulnerabili, esposte al rischio di essere assorbite dai gruppi confessionali più numerosi, dei quali spesso condividevano consuetudini e tradizioni. A partire dalla seconda metà del Cinquecento, i pontefici romani promossero perciò missioni e visite apostoliche volte a garantire la sopravvivenza del cattolicesimo locale e a rafforzare le strutture ecclesiastiche, anche al fine di favorire un processo di disciplinamento confessionale. Questo libro esplora le caratteristiche peculiari assunte dal cattolicesimo balcanico, a partire soprattutto dall’analisi di lettere e relazioni inviate a Roma da missionari e visitatori tra il XVII secolo e il XVIII secolo.