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Quel che conta : dieci ritratti a un anno dall'alluvione in Emilia-Romagna

testo non letterario Emilia-Romagna <Regione> 2024

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Testo a stampa (moderno)
Monografia
testo non letterario
Codice SBN UBO4795401
Descrizione *Quel che conta : dieci ritratti a un anno dall'alluvione in Emilia-Romagna / fotografie di Marco Onofri ; prefazione di Daria Bignardi ; [a cura dell'Agenzia di informazione e comunicazione Regione Emilia-Romagna ; testi di Mara Cinquepalmi ... [et al.]]
[Bologna] : Regione Emilia-Romagna ; Ravenna : Danilo Montanari, ©2024
66 p. : in gran parte ill. ; 22 x 25 cm
ISBN 9791280750471
Autore
Cinquepalmi, Mara
Autore dell'introduzione
Bignardi, Daria
Note e bibliografia
Curatore
Emilia-Romagna <regione> : Agenzia informazione e comunicazione
Fotografo
Onofri, Marco
Soggetti ALLUVIONI - Emilia-Romagna - 2023
Termini Alluvioni
Dissesto idrogeologico
Emilia-Romagna
Eventi meteorologici estremi
Dewey 363.34 ALTRI ASPETTI DELLA SICUREZZA PUBBLICA. CATASTROFI
363.349309454 ALTRI PROBLEMI E SERVIZI SOCIALI. ALLUVIONI. Emilia-Romagna e San Marino
Luogo pubblicazione Bologna
Ravenna
Editori Emilia-Romagna <Regione>
Note e bibliografia
Montanari, Danilo
Note e bibliografia
Anno pubblicazione 2024
Titolo dell'opera Quel che conta
Abstract di polo Il libro conta dieci storie e altrettanti ritratti fotografici. ‘Il profumo dei libri’ è la storia della direttrice della biblioteca comunale Manfrediana di Faenza, Daniela Simonini; in ‘Quella là coi cani’ si racconta Cristina che a Modigliana, per salvare i suoi cani, ha percorso 180 chilometri a piedi in una settimana. ‘La strada’ dà voce a Lara, Stefano, Maria Antonietta e Roberto, imprenditori fermati dalla frana sulla Strada provinciale 33. ‘Anime sospese’ è la storia di Tommaso, psicologo volontario di Faenza, e ‘Il megafono della notizia’ racconta di Matteo che in quei giorni ha raccontato la sua Modigliana alle tv nazionali. Ne ‘Il valore dell’essenziale’ parla Elisa, titolare di una storica bottega di ceramica a Faenza, ne ‘Il figlio dell’alluvione’ Elisa racconta di come si è salvata e del piccolo Riccardo, figlio dell’alluvione. E ancora, ‘Con gli occhi di Alice’ è la storia di un’alunna di quinta elementare di Castel Bolognese e del suo maestro, ‘Acqua passata’ è dedicata all’incontro di Cristina e Andrea, volontari di Biella e Padova che si sono incontrati a Forlì durante l’alluvione, ‘Una cosa sola’ ricorda l’impegno del Cesena Calcio a pulire le strade della città, tra i "burdel de paciug". Il libro, stampato in circa duemila copie, è presente, e distribuito oggi gratuitamente, anche allo stand della Regione Emilia-Romagna e al Salone del Libro di Torino. Sarà inoltre donato alle biblioteche dell’Emilia-Romagna. La versione integrale del libro è consultabile e scaricabile anche sul sito. In mattinata è stata inaugurata anche la mostra fotografica, sempre dedicata al volume, allestita in Regione nel ballatoio all’ingresso di viale Aldo Moro, 52. L’allestimento, con i ritratti fotografici di Marco Onofri, è rimasto aperto al pubblico fino al 28 maggio. Info 051.5275440. (...) Marco Onofri da oltre vent’anni è fotografo di reportage, moda, pubblicità e sociale. Ha ideato e realizzato diversi progetti fotografici a scopo benefico: ‘Fotografia X Bene’ in occasione del terremoto di Amatrice, ‘Io sono Cesena’ durante l’emergenza Covid-19 e, all’indomani dell’alluvione del 2023, è stato promotore della raccolta fondi ‘Romagna tin bòta’, che ha coinvolto 450 artisti internazionali. (...) -Prefazione di Daria Bignardi: Emilia e Romagna sono divise dal Sillaro, il fiume dove d’estate andavamo a fare il bagno. I miei nonni e i miei genitori erano della sponda emiliana: Castel San Pietro. Ma dei romagnoli, di là dal fiume, avevano molte caratteristiche, soprattutto mia madre. Che in famiglia prendevamo in giro proprio per il “sangue romagnolo” del libro Cuore, di cui lei andava fiera. Si commuoveva per ogni atto di coraggio, era sentimentale, generosa, impulsiva. Questo libro non avrebbe potuto nemmeno sfogliarlo tanto si sarebbe impressionata e commossa. Il Sillaro è uno dei tanti fiumi straripati per le alluvioni di maggio 2023 che hanno causato morti, migliaia di sfollati, giganteschi danni economici. Insieme alle riflessioni sulle cause, i legami o meno con il cambiamento climatico, su quello che sarebbe potuto andare diversamente e quello che ancora resta da fare per rimediare ai danni, ciò che resta sono i ricordi di giorni pieni non solo di dolore e difficoltà ma anche di solidarietà, altruismo e umanità. Questo piccolo libro di ritratti, incontri, storie, serve per ricordare. Insieme a Daniela, la direttrice della Biblioteca comunale Manfrediana di Faenza, che come tutti racconta quanto si è dovuto “pulire, pulire, pulire. Eravamo tutti al lavoro, a rimboccarci le maniche e cercare di mettere in salvo i libri che non si erano bagnati e poi spostare tutti quelli bagnati e infangati, pulire i locali, pulire tutto. Abbiamo lavorato per settimane ininterrotte, senza conoscere sabato e domenica, con tanti volontari, persone arrivate immediatamente senza che nessuno le chiamasse”. Insieme a Cristina, “Quella là coi cani” della copertina, che ha fatto centottanta chilometri a piedi in una settimana, su e giù dal suo casolae sopra Modigliana, per salvare uno alla volta i suoi trenta cani, le galline, il gallo. Insieme a Tommaso, lo psicologo delle emergenze: “Ho partecipato alle missioni di salvataggio al largo di Lampedusa e in Libia, ho già vissuto sul campo esperienze emergenziali e non era la prima volta che mi trovavo nel dramma e nel disagio spinto. Ma è diverso quando la tragedia coinvolge il tuo paese, i tuoi amici, chi conosci da una vita… Ricevevo molte chiamate, c’erano persone spaventate che potevano commettere anche gesti pericolosi, come lanciarsi in acqua per fuggire dalle abitazioni, altri erano bloccati in casa e rimanevo al telefono con loro, per non lasciarli soli nel momento dei soccorsi”, ricorda. “C’erano le famiglie terrorizzate per i propri cari, gli sfollati nei centri di accoglienza che presentavano stati dissociativi e vissuti di scompenso. C’era chi pensava al suicidio”. Insieme a Elisa, la ceramista: “Qui nel laboratorio l’acqua è arrivata a più di due metri, quando si è ritirata sembrava tutto bombardato. C’erano quindici centimetri di fango dappertutto, denso e pesante come cemento… ma ho imparato a non pensarci troppo, a prendere decisioni importanti in maniera istintiva e a lasciar andare quando era necessario farlo, ad accettare di gettare via qualcosa perché se avessi cercato di salvare tutto oggi sarei ancora qui a pulire. Ho imparato a dare valore all’essenziale, è questo che ho imparato”. Con Alice, che ha dieci anni, con l’ostetrica che era incinta e ora nella foto di Marco Onofri fissa l’obiettivo col “figlio dell’alluvione” in braccio. Coi due volontari che si sono conosciuti e innamorati spalando il fango. E con tante, tante altre persone che ricordano e raccontano quei giorni. Quando Marco Onofri ha fotografato il cagnolino di Elisa, l’ostetrica, sul sesto gradino delle scale della loro casa, forse non sapeva che l’acqua era arrivata proprio fino a lì. Ma ha sentito qualcosa e ha scattato. Così come ha chiesto a Cristina e Andrea, i due volontari che si sono fidanzati a Forlì, di portarlo nel magazzino dove si sono incontrati per la prima volta. In queste immagini e in queste storie ci sono ancora le macchie di umidità, il disagio, le ombre di quei giorni, e anche certi luminosi sorrisi. (...) [Fonti: https://www.regione.emilia-romagna.it/alluvione/quel-che-conta/prefazione-di-daria-bignardi ; G.M.].