La travagliata vita di Poullain de la Barre, singolare pensatore francese della seconda metà del XVII secolo, rispecchia l'inquietudine dei suoi tempi: giovane studente di teologia alla Sorbonne, seguace del razionalismo cartesiano, poi sacerdote cattolico, ed infine convertito al calvinismo, dopo la revoca dell'Editto di Nantes, troverà rifugio e lavoro a Ginevra.
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L'autrice, analizzandone il rapsodico pensiero politico, coglie nei suoi scritti le premesse culturali e filosofiche di quel femminismo che può definirsi "moderno", poiché si distingue dai precedenti movimenti per il suo metodo emancipazionalista e riformista.