"I castrati restano un mistero. Non sapremo mai cosa provavano veramente questi uomini mutilati per produrre voci sublimi - scrive Francesca Boris nella Nota di presentazione a "La solitudine amica", il carteggio di Farinelli.
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- Alla metà del Settecento, in Italia, castrare ragazzi per farne cantanti è una prassi normale, avente alle spalle una lunga tradizione di quasi due secoli. Il fenomeno è nato con l'avallo della Chiesa, all'ombra della Cappella Sistina; dei ragazzi, chi non muore sotto i ferri, chi non rivela alla fina una voce sgraziata, ha buone probabilità di diventare una leggenda vivente". Ed è ciò che accadde a Carlo Broschi Farinelli, il più grande e più celebre di tutti i castrati, che ha lasciato testimoninanza di sé, rappresentativa forse di tutti i sentimenti di un personaggio del suo genere, in queste 67 lettere, dal 1731 al 1749, destinate al suo amico e protettore, il conte Pepoli di Bologna.
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Scheda
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Testo a stampa (moderno)
Monografia
Studi Locali Adulti
Codice SBN
REA0049898
Descrizione
La *solitudine amica : lettere al conte Sicinio Pepoli / Carlo Broschi Farinelli ; a cura di Carlo Vitali ; con una nota di Roberto Pagano ; prefazione e collaborazione di Francesca Boris Palermo : Sellerio, [2000] 323 p. ; 20 cm