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La strada di Levi : 6000 km, 10 frontiere, 60 anni

Video Documentario 2007

Abstract

Il regista, insieme con lo scrittore Marco Belpoliti, ripercorre oggi l'itinerario che Primo Levi, nel 1945, percorse per tornare a Torino dal campo di concentramento di Auschwitz.
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Video
Monografia
Documentario
BID UBO3238692
Description La *strada di Levi : 6000 km, 10 frontiere, 60 anni / regia di Davide Ferrario ; sceneggiatura di Davide Ferrario e Marco Belpoliti ; voce narrante Umberto Orsini ; musiche di Daniele Sepe ; direttore della fotografia Gherardo Gossi, Massimiliano Trevis
[Roma] : 01 Distribution [distributore], [2007]
1 DVD-Video (90 min): color., sonoro ; in contenitore, 19 cm
Note Caratteristiche tecniche: area: 2; sistema e formato video: PAL, 2.35:1, anamorfico 16:9; Dolby Digital 2.1
Tit. del contenitore
Ripr. del film documentario del 2006, prod. Italia
Lingue: italiano; sottotitoli: italiano per non udenti
DVD9
Contenuti speciali: versione integrale dell'incontro con Andrzej Wajda, intervista a Davide Ferrario e Marco Belpoliti, promo, galleria fotografica.
EAN 8032807017877
Numero videoregistrazione 01787
OCLC 963472860
Regista
Ferrario, Davide <1956- >
Note e bibliografia
Compositore
Sepe, Daniele
Note e bibliografia
Fotografo
Gossi, Gherardo
Note e bibliografia
Trevis, Massimiliano
Narratore
Orsini, Umberto
Note e bibliografia
Personaggio intervistato
Wajda, Andrzej
Note e bibliografia
Sceneggiatore
Belpoliti, Marco
Note e bibliografia
Ferrario, Davide <1956- >
Note e bibliografia
Ferrario, Davide <1956- >
Note e bibliografia
Subjects CAMPI DI CONCENTRAMENTO - Guerra mondiale 1939-1945
LEVI, PRIMO <1919-1987>
Dewey 940.547243 STORIA MILITARE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE. CAMPI DI PRIGIONIERI DI GUERRA. Germania
Publication year 2007
Titolo dell'opera La strada di Levi <documentario ; 2006>
Abstract di polo Davide Ferrario si confronta con la rappresentazione della Shoah, riaprendo il discorso sul linguaggio cinematografico impiegato per rendere immaginabile l'inimmaginabile.
Dopo la liberazione dal campo di sterminio di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, Primo Levi intraprese un lungo viaggio attraverso l'Europa per tornare a casa, in Italia. Davide Ferrario e Marco Belpoliti ripercorrono quei seimila chilometri che separavano Levi da Torino, confrontando l'Europa descritta nelle sue pagine con quella contemporanea. Una strada lunga dieci mesi, formalizzata ne "La Tregua", uno dei suoi romanzi più celebri sulla Shoah, sulla sopravvivenza e sul ritorno, seguito di "Se questo è un uomo".
Levi percorse l'Europa nell'intervallo compreso tra la fine del Secondo conflitto mondiale e la Guerra Fredda, Ferrario e Belpoliti compiono la stessa strada in un tempo questa volta sospeso tra la caduta del Muro di Berlino e l'undici settembre 2001. Il progetto di Ferrario, pure nobile e commovente, mostra limiti evidenti nella realizzazione confusa che non spiega la relazione e il passaggio di senso tra Ground Zero e l'Europa prostrata dell'Est. Qual è il nesso tra il fondamentalismo islamico e l'acciaieria di Nowa Huta in Polonia, costruita dal regime comunista e visitata in compagnia di Andrzej Wajda? E ancora, tra le guerre preventive di "liberazione" e l'ignobile assassinio del cantante ucraino Igor Bilozir, del gulag di Novograd-Voljinsky in Bielorussia, della centrale esplosa di Chernobyl appena al di là del confine con l'Ucraina, del cammello di Mogylev-Podilskji, degli emigranti diretti in Italia dalla Moldavia, delle aziende italiane in Romania, dei neo-nazisti negazionisti della Germania e di Mario Rigoni Stern sull'altopiano di Asiago? Perché cercare nei luoghi di Levi risposte a questioni moderne e sconosciute alla vecchia Europa? Nell'infinito peregrinare di questo road-movie senza attori e in compagnia della sola voce off, Davide Ferrario si confronta ovviamente con la rappresentazione della Shoah, riaprendo il discorso sul linguaggio cinematografico impiegato per rendere immaginabile l'inimmaginabile, rivelando ancora una volta tutta la difficoltà del cinema a riferire di questo evento e di rappresentarlo nella sua unica oggettività storica e morale.