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La locanda dei misteri : Mister Dodsworth in viaggio sui monti Appennini

Ascari, Maurizio

Studi Locali Adulti Savena Setta Sambro 2000

Abstract

"La locanda dei misteri" narra del viaggio di Mr Dodsworth, possidente inglese, attraverso la meraviglia di una montagna ancora ostile. La Futa, strada millenaria, ricca di storia, percorsa da mercanti, pellegrini, guerrieri, e la vera protagonista di un originale tentativo di diffondere le memorie storiche del nostro Appennino. [...]
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Monografia
Studi Locali Adulti
Codice SBN UBO1192018
Descrizione La *locanda dei misteri : Mister Dodsworth in viaggio sui monti Appennini / Ascari, Tisselli
Bologna : Savena Setta Sambro, 2000
32 p. : in gran parte ill. ; 30 cm.
OCLC 797456956
Autore
Ascari, Maurizio
Note e bibliografia
Disegnatore
Tisselli, Sergio
Note e bibliografia
Soggetti APPENNINO BOLOGNESE - Descrizioni e viaggi - Sec. 18.
FUMETTI ITALIANI
Dewey 741.5945 FUMETTI, ROMANZI A FUMETTI, FOTOROMANZI, VIGNETTE, CARICATURE, STRISCE A FUMETTI. Italia
Luogo pubblicazione Bologna
Editori Savena Setta Sambro
Anno pubblicazione 2000
Titolo dell'opera La locanda dei misteri
Altri titoli Mister Dodsworth in viaggio sui monti Appennini
Abstract di polo La Futa, strada millenaria, ricca di storia, percorsa da mercanti, pellegrini, guerrieri, è la vera protagonista di un originale tentativo di diffondere le memorie storiche del nostro Appennino. Maurizio Ascari, ricercatore presso l'Università di Bologna, ha già raccolto ne La Futa, una strada nella storia alcune mirabili pagine di viaggio di famosi viaggiatori, e ha restituito, con Bologna dei viaggiatori il piacere e il brivido che accompagnava, e accompagna ancora, il valico degli Appennini. (...) [Fonte: https://www.appenninoweb.com/sate_2.php?id=3 (Testo di Fabrizio Monari)]. - Il “Grand Tour” che dal 1500 al 1800 vide giovani aristocratici e artisti visitare tutta l’Italia, scatenò la fantasia di tanti lettori e lettrici di tutta Europa. Tra i tanti artisti che da Firenze si avventurarono tra le montagne degli Appennini percorrendo la strada della Futa per raggiungere Bologna, ci furono nomi molto famosi. Stendhal, ad esempio, rimase impressionato dal fenomeno della sparizione di tanti viaggiatori che soggiornavano nell’albergo di Pietramala: una banda di malfattori, guidata dal curato Biondi, uccideva, dopo averli derubati, gli sfortunati viaggiatori che decidevano di trascorrere la notte nella locanda. E che dire di Giacomo Casanova che, partito alle 8 da Firenze arrivò in piena notte a Scaricalasino, non lontano da Pietramala. Scelse tra quattro letti quello più adatto alle sue esigenze ma, forse a causa dei tortellini e del buon vino, il “grande seduttore” lasciò “in bianco” la giovane donna che lo accompagnava. - IL PRETE BRIGANTE E I FUOCHI DI PIETRAMALA: Pietramala fu una nota località di villeggiatura particolarmente cara sia ai fiorentini che ai bolognesi. A poca distanza da Monghidoro e subito dopo il passo della Raticosa, si raggiunge con la storica strada della Futa che congiungeva la Bologna medievale alla Firenze rinascimentale. Anticamente sotto il Comune di Bologna, nel 1403 entrò a far parte del Vicariato di Firenzuola. Ma Pietramala è famosa soprattutto per un fenomeno naturale molto particolare, quello dei “fuochi perenni” che suscitarono niente meno che l’interesse di Alessandro Volta, l’inventore della pila elettrica. All’inizio del 1700, famigerato fu il curato Biondi, arciprete di Pietramala, luogo temuto dai viandanti per via dei misteriosi fuochi che si accendevano spontanei durante la notte. Il Curato capeggiava una banda di briganti che assaliva i forestieri che transitavano sulla Futa tra Bologna e Firenze. Il Biondi era d’accordo con la padrona della locanda di Covigliaio. La trappola mortale scattava quando la vecchia locandiera di Covigliaio inviava il suo servo a Pietramala dall’arciprete Biondi a chiedere lenzuola pulite per i nuovi clienti della locanda. Quello era il segnale convenuto per far radunare la banda che assalivano e uccidevano gli sfortunati viandanti che dormivano tranquilli nelle camere della locanda. Il Biondi poi, si raccomandava di far seppellire i cavalli e di bruciare la carrozza e i bauli vuoti dei passeggeri uccisi. La vecchia locandiera però ostentando i gioielli rubati, degni di una duchessa, insospettì le guardie dello stato di Bologna che d’accordo con quello Fiorentino erano state inviate a sorvegliare i viaggiatori per via delle strane sparizioni che si verificavano da tempo. (...) [Fonte: https://www.appenninoweb.com/sate_2.php?id=3].