| Abstract di polo |
[Recens. 1]: Un giovane sognatore, nella magia vagamente inquieta delle nordiche notti bianche, incontra una misteriosa fanciulla e vive la sua "educazione sentimentale", segnata da un brusco risveglio con conseguente ritorno alla realtà. Un Dostoevskij lirico, ispirato, comincia a riflettere sulle disillusioni dell'esistenza e dell'amore nell'ultima opera pubblicata prima dell'arresto e della deportazione, esperienze che modificheranno in maniera radicale e definitiva la sua concezione dell'uomo e dell'arte. In questa edizione, al celebre racconto viene affiancata la visione "diurna" di Pietroburgo contenuta nei feuilletons che compongono la Cronaca di Pietroburgo, vero e proprio laboratorio per la scrittura dostoevskiana. Lo stretto legame tra pubblicistica e letteratura, che accompagnerà Dostoevskij negli anni della maturità, viene così a manifestarsi fin quasi dal suo esordio. Il racconto "Le notti bianche" ha ispirato il film omonimo di Luchino Visconti (1957), con Marcello Mastroianni e Maria Schell, e il film "Quattro notti di un sognatore" di Robert Bresson (1971). (...) [Fonti: https://sol.unibo.it/SebinaOpac/resource/le-notti-bianchela-cronaca-di-Pietroburgo/ML_0000150088855 ; G.M.]. - [Recens. 2]: Sullo sfondo della Pietroburgo delle notti bianche, deserta e irreale, un impiegato, un "sognatore", incontra casualmente su uno dei ponti della città Nastjenka. La giovane gli apre il suo cuore in un dialogo che dura quattro notti e che li porterà a cullarsi nel sogno di una vita insieme. Sino al fatidico mattino. - Nota sull'Aut. [Dostoevskij, Fëdor Mihajlovič (Mosca 1821 - San Pietroburgo - 1881). - Forme varianti: Dostoevsky, Fyodor ; Dostoevski, Fëdor ; Dostoyevsky, Fyodor ; Dostoevskij, F. M. ; Dostoevskij, Fiodor ; Dostoevskij, Fëdor Michailovic ; Dostoevskij, Fëdor Michailovič ; Dostojevski, Fëdor Mihajlovič ; Dostojevski, F. M. ; Dostoevskij, Fedor ; Dostoievski, Fedor ; Dostoevskij, Fëdor ; Dostoievski, Fiodor ; Dostoevskij, Fëdor N. ; Dostoevskij, Fëdor Michajlovič ; Dostoevskij, Fëdor M. ; Dostojevskij, Fjodor ; Dostoievsky, Fedor Mihajlovic ; Dostoievskij, F. ; Dostoievski, F. M. ; Dostoyewsky, Feodor ; Dostojewsky, F. ; Dostojewskij, Fjodor ; Dostojevskij, Fjòdor Michajlovic ; Dostoïewsky, Th. ; Dostoievsky, Th. ; Dostojewski, Fiodor Michajlowicz ; Dostoevski, Fedor Mikhailovitch ; Dostojevski, Teodoro ; Dostojewskij, F. M. ; Dostojevskij, Feodor (in russo: Достоевский?, Фёдор Михайлович / pron. dəstɐˈjɛfskʲɪj, ˈfʲodər mʲɪˈxajləvʲɪtɕ)]: Scrittore e filosofo considerato, insieme a Tolstoj, uno dei più grandi romanzieri russi di tutti i tempi. (...) - Biografia: [Per le notizie biografiche le fonti sono i seguenti testi: - le memorie della moglie: Anna Grigor'evna Dostoevskaja, Dostojewski marito, traduzione di Anna Milazzo Lipschutz, Bompiani, Milano 1939. - la biografia di Leonid Petrovič Grossman, Žizn´ i trudy F. M. Dostoevskogo, Vita e opere di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, scritta nel 1935, pubblicata nel 1962, e tradotta in italiano nel 1968 col titolo Dostoevskij, a cura di Antonella D'Amelia, Savelli, Roma 1968; successivamente da Garzanti, Milano 1977]. - I primi anni: Il giovane Dostoevskij: Fëdor, secondo di sette figli, nasce a Mosca nel 1821 da Michail Andreevič Dostoevskij, un medico militare russo, figlio di un arciprete ortodosso discendente da una nobile famiglia lituana, dal carattere stravagante e dispotico che alleva il ragazzo in un clima autoritario. La madre, Marija Fëdorovna Nečaeva, proveniva da una famiglia di ricchi e prosperi commercianti russi, dal carattere allegro e semplice, amava la musica ed era molto religiosa. Sarà lei a insegnare a leggere al figlio facendogli conoscere Aleksandr Sergeevič Puškin, Vasilij Andreevič Žukovskij e la Bibbia. A Fëdor succederanno altri sei figli: le quattro sorelle Varvara, Ljubov', Vera e Aleksandra Dostoevskaja e i due fratelli Andrej e Nikolaj. Nel 1828 il padre Michail Andreevič è iscritto con i figli nell'albo d'oro della nobiltà moscovt.Nel 1831 Fëdor si trasferisce con la famiglia a Darovoe nel governatorato di Tula dove il padre ha comprato un vasto terreno. Nel 1834, insieme al fratello Michail, entra nel convitto privato di L.I. Čermak, a Mosca. Nel febbraio del 1837 la madre, da tempo ammalata di tisi, muore e il giovane viene trasferito col fratello a San Pietroburgo entrando nel convitto preparatorio del capitano K.F. Kostomarov per sostenere gli esami d'ammissione all'istituto d'ingegneria. Il 16 gennaio 1838 entra alla Scuola Superiore del genio militare di San Pietroburgo, dove studia ingegneria militare, frequentandola però controvoglia essendo i suoi interessi già orientati verso la letteratura. L'8 giugno 1839 il padre, che si era dato al bere e maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente dagli stessi. Alla notizia della morte del padre, Fëdor, all'età di 17 anni, ebbe il suo primo attacco di epilessia, mediante crisi che lo perseguiteranno per tutta la vita, al confine oggi studiato fra malattia e parapsicologia o mistica. Nell'agosto 1841 viene ammesso al corso per ufficiali e l'anno seguente viene promosso sottotenente. L'estate successiva entra in servizio effettivo presso il comando del Genio di San Pietroburgo. Il 12 agosto 1843 Fëdor si diploma, ma nell'agosto 1844 dà le dimissioni, lascia il servizio militare e, rinunciando alla carriera che il titolo gli offre, lottando contro la povertà e la salute cagionevole, comincia a scrivere il suo primo libro, "Povera gente" (Bednye Ljudi), che vede la luce nel 1846 e ha gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov. In questo primo lavoro, lo scrittore rivela uno dei temi maggiori della produzione successiva: la sofferenza per l'uomo socialmente degradato e incompreso. Nell'estate Dostoevskij inizia a scrivere il suo secondo romanzo, "Il sosia" (Dvojnik), storia di uno sdoppiamento psichico che non ha però il consenso del primo romanzo, e a novembre, in una sola notte, scrive "Romanzo in nove lettere" (Roman v devjati pisem). Vedono successivamente la luce alcuni racconti su varie riviste, tra i quali i romanzi brevi "Le notti bianche" (Belye noči) e "Netočka Nezvanova". - L'arresto, la condanna e la grazia: Il 23 aprile 1849 viene arrestato per partecipazione a società segreta con scopi sovversivi e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo. Il 16 novembre dello stesso anno, insieme ad altri venti imputati viene condannato a morte, ma lo zar Nicola I, il 19 dicembre seguente, commuta la condanna a morte in lavori forzati a tempo indeterminato. La revoca della pena capitale, già decisa nei giorni precedenti all'esecuzione, viene comunicata allo scrittore solo sul patibolo. L'avvenimento lo segnerà molto, come ci testimoniano le riflessioni sulla pena di morte (alla quale Dostoevskij si dichiarerà fermamente contrario) in "Delitto e castigo" e ne "L'idiota", scritto a Firenze. Il trauma della mancata fucilazione si assocerà alle prime ricorrenti crisi di epilessia (una forma ereditaria di epilessia del lobo temporale che già lo aveva colpito nel 1839) che segneranno la sua esistenza, e di questo dramma si troverà traccia in alcuni romanzi, quali "L'idiota" nella figura del principe Myškin. «A chi sa di dover morire, gli ultimi cinque minuti di vita sembrano interminabili, una ricchezza enorme. In quel momento nulla è più penoso del pensiero incessante: "se potessi non morire, se potessi far tornare indietro la vita, quale infinità! E tutto questo sarebbe mio! Io allora trasformerei ogni minuto in un secolo intero, non perderei nulla, terrei conto di ogni minuto, non ne sprecherei nessuno!".» (L'idiota). (...) [Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Fëdor_Dostoevski ; G.M. (CONTINUA in "N.O."]. |